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Anni ruggenti
Parlare oggi di scoutismo mi è molto facile. Troppi ricordi ha lasciato nel mio cuore e nella mia mente e troppo ha inciso nella mia vita quel felice periodo della mia adolescenza e prima giovinezza. Si usciva allora da una guerra orrenda che aveva lasciato, in tutti, terrore, morte, paura, distruzione e miseria. I pochi soldati che tornavano dal fronte o dalla prigionia erano moralmente e fisicamente distrutti e nessuno poteva contare su un posto di lavoro. Correvano gli anni '50/51. Allora frequentavo le scuole di avviamento professionale che avrebbero dovuto portare ad una occupazione nel risorgente stabilimento della Falck. Erano tempi tristi: non esisteva nulla di quanto ora ci riempie le giornate: né TV. né giornale, né luoghi di ritrovo ed il desiderio di noi giovani era quello di conoscere altri giovani, di scambiare idee e conoscenze, di vivere insieme. Punto di riferimento divenne la casa di don Giuseppe Frascadoro (per tutti don Giuseppe e basta!) che amava la sua missione, ma soprattutto amava i giovani ed aveva capito che su questi bisognava contare per costruire un domani migliore, prima per rimarginare le ferite della guerra, poi perché di guerra non si parlasse più. Le nostre serate in casa di don Giuseppe finivano sempre molto tardi ed i più anziani di noi arricchivano le nostre conoscenze con la loro esperienza e i loro studi — il tutto sempre sotto la moderazione attenta di Padre Giuseppe. Già! Perché in quelle serate si parlava di tutto, dalla matematica alla religione dalla morale alla politica ma soprattutto si parlava del nostro futuro. In quella casa nacque e si realizzò l'idea di fondare una Sezione Scout. Si trovò una stanza, si predisposero gli angoli dove ogni "squadriglia" disegnava i suoi colori (io appartenevo ai Falchi ed il colore era il rosa) e ci si riuniva per preparare programmi e studiare, ma soprattutto realizzare un modo di vita per noi tutto nuovo, partendo dal fondatore di quell'idea che credo si chiamasse Powell. Ricordo che ci univa ed era ispiratore il motto "tutti per uno - uno per tutti" nel suo senso più completo e si realizzava cosi l'affiatamento e la socializzazione fra noi giovani anche nell'agonismo dei vari giorni che facevano parte della vita scoutistica e che ci legavano sempre di più. Fra queste cose padre Giuseppe seppe sempre trovare il modo per tracciare quella strada da seguire poi per tutta la vita in cui fondamentali erano i principi cristiani di carità spirito di sacrificio, altruismo nel senso di solidarietà, termine che oggi sulla bocca di tutti, ma che purtroppo solo pochi sanno mettere in pratica. Un altro dei motti che ricordo con maggior insistenza era: "Lo Scout sorride anche nelle difficoltà" e certamente è stato uno dei più difficili da mettere in pratica...
 
Tutto questo è servito a formare a noi giovani un carattere, a darci una personalità ed oggi —
 
personalmente a quasi sessant'anni — mi porta appunto a ricordare quel periodo della mia vita fra i più belli che io abbia vissuto. Oggi, se posso stendere un bilancio della mia vita e se ritengo di non aver nulla di cui vergognarmi, posso anche affermare che molto Io devo alla formazione datami dallo scoutismo, a quegli esempi a quegli insegnamenti e… a Padre Giuseppe, con l'aiuto di Dio. Questa testimonianza, che è lungi dall'essere un vanto, è però ricca di orgoglio: ho vissuto uno scoutismo pionieristico, avventuroso, certamente affascinante e vorrei che fosse di sprone per i giovani di oggi affinché abbiano a viverlo ancora, pur in sintonia con i tempi moderni ma con lo stesso spirito di allora, con la stessa serenità e allegria, con umana solidarietà. In questa ricorrenza che mi trova partecipe ed alla cui organizzazione non posso che plaudire mi sembra doveroso ricordare quanto la nostra generazione deve a don Giuseppe al quale pubblicamente sento di dover rinnovare la mia profonda stima e gratitudine, certo di interpretare anche il pensiero di tutti gli amici di allora. E un pensiero vada a coloro che hanno vissuto quegli anni con noi, ma che Iddio ha chiamato a sé prematuramente. Non credo opportuno citarne i nomi anche perché incorrerei certamente in qualche dimenticanza, ma il loro esempio e le loro doti umane sono state e saranno sempre di insegnamento.
 
Carlo Faustini
 
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