Dal Seminario Vescovile Diocesano "Maria Immacolata" - scoutvobarno.org

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Dal Seminario Vescovile Diocesano "Maria Immacolata"
Sento la necessità di rispondere a degli amici per dire loro "grazie"! Ecco allora il mio minuscolo contributo. Per ricordare. Sono stato aggregato al Gruppo Scout Vobarno nella prima metà degli anni '70 in qualità di "chierico seminarista" facente funzione di Assistente Spirituale. Allora si era negli anni "difficili" per la vita delle associazioni "di vecchio stampo" e anche a Vobarno tutto quel settore sembrava volersi sfaldare sempre più, fino a scomparire. II mio compito (soprattutto nell'ultimo periodo) poteva paragonarsi a quello di un infermiere alle prime armi che assiste un malato terminale, almeno così mi sembrava di essere. Senza troppa convinzione e nessuna esperienza (non ero quasi mai stato scout…) stetti vicino al gruppo rover e, per un periodo, anche ad una specie di comunità capi, con grande beneficio... per la missione sacerdotale a cui il Signore mi stava preparando. La mia presenza non servi infatti a ridare vigore al gruppo (che si riprese poi, inaspettatamente e opportunamente, in anni seguenti per l'opera instancabile degli "irriducibili" e per le strade misteriose che percorrono le opere del bene) ma io, proprio nell'ambito scout, feci una esperienza quanto mai arricchente per il mio futuro ministero. Di episodi ne ricordo pochi con precisione. Forse, per rivivere quei momenti "magici" dovrei sedermi ad un "attorno al fuoco" con alcuni di allora e incominciare a raccontarsi. Chissà…
 
Un campo mobile sul sentiero n. 1 dell'Adamello e uno in Val di Genova sono le "avventure" che ho ben presenti e che non faccio fatica a riconoscere certamente come le esperienze che mi introdussero al fascino del camminare insieme e all'amore per la montagna come "luogo" educativo e spirituale. Quanto mi servirono in seguito! Un campo invernale al Cavallino della Fobbia, a parecchi gradi sotto zero, lo ricordo come una delle esperienze che più mi aiutarono ad amare lo stile dell'essenzialità e la semplicità della condivisione. E poi tanti momenti "poveri" e "belli" che non mi arrischio a nominare precisando luoghi e persone, perché temo di fare qualche errore e di dimenticare qualcuno…
 
Certo, ero cresciuto nell'oratorio, e non ero sprovvisto di una formazione in tal senso, che negli anni precedenti mi aveva modellato (e il gruppo scout, del resto, non era che un settore della vita oratoriana), ma quegli incontri e quelle esperienze, incisero, per così dire, in me una particolare sensibilità per l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Ebbi modo, in seguito, di valorizzare sempre più lo scautismo da Assistente Spirituale (vero, questa volta) nei gruppi di Roè e di Montichiari. E adesso, come educatore in Seminario, devo ammettere che fra coloro con cui mi intendo "al volo", anche solo con un sorriso, ci sono proprio i giovani che vengono dall'esperienza scout.
 
Grazie al Vobarno I°!
 

don Gianfranco Cadenelli
 
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